L’età è solo un numero e quello che conta è l’entusiasmo. Un detto che può essere paradigma della storia di una giovanissima ragazza, che da qualche anno si distingue sui campi di calcio a 11 e calcio a 5 con i colori del Bellante Val Tordino, società di calcio femminile.
Parliamo di Mia Pedretti, classe 2010 centrocampista che si diletta tra l’under 17 e la prima squadra, oltre che nel calcio a 5, anche con una convocazione lo scorso anno nella Future Cup.
Come tante coetanee, Mia si è avvicinata al pallone in tenera età, giocando con i maschietti nelle scuole calcio del Bellante e del Valle Vomano fino ad imporsi proprio nel Bellante Val Tordino, dove a dispetto della sua giovane età, è già in pianta stabile in prima squadra.
“Una ragazza sempre presente agli allenamenti e ai raduni della Federazione, impegnandosi davvero molto. Come giocatrice deve ancora crescere, soprattutto nella gestione dell’’ansia da prestazione’ ma è normale averla perché gioca in una squadra di ragazze più grandi”, questo è il feedback della responsabile della sua squadra Michela Di Lodovico.
“Ho sempre giocato ala, attualmente sono impiegata più come mezzala nel calcio a 11, mentre nel futsal mi diletto come pivot o all’occorrenza laterale. – Ci racconta Mia – Ho giocato con i maschi dai 5 ai 14, anzi per la verità ho iniziato a giocare a calcio con mio fratello e con i miei vicini di casa, anche se lui non ha mai praticato questo sport a livello agonistico. Io invece ho iniziato a 5 anni e non ho più smesso”.
Un approccio che per lei è stato quasi naturale quello con il pallone: “Al di là delle caratteristiche fisiche differenti – continua – non ho trovato grandi differenze rispetto al giocare con le ragazze. Sicuramente però, da quando ho iniziato con il calcio femminile, la difficoltà sta più che altro nel giocare con ragazze molto più grandi di me”.
Per Mia però il vero dilemma attualmente è scegliere tra il football e il futsal come disciplina prediletta. Un dilemma shakespeariano che la ragazza non sembra ancora riuscita a risolvere, come confessa: “Tra le due discipline sinceramente non so quale scegliere, dico magari futsal perché mi dà più sbocchi, consentendomi di fare molte esperienze”.
Una riserva che avrà certamente tempo di sciogliere, anche perché ora c’è da correre e da crescere: “A livello tecnico credo che devo migliorare molto ma ho una discreta velocità e resistenza. Sul piano mentale devo imparare a gestire la mia emotività, ma una volta in campo cerco di togliermi tutte le ansie”.
E cosa c’è di più terapeutico per chi ama il calcio del correre dietro ad un pallone?
di Mattia Di Battista
L.N.D. Comitato Regionale Abruzzo