È un vero fiume in piena, Nico Fidanza: nel calcio come nella vita di tutti i giorni.
Lo dimostra l’entusiasmo con cui ha aderito a “Storie di calcio” inondando la redazione di foto, ricordi e dati personali, frutto di una carriera lunga e ricca di soddisfazioni.
Impossibile citare tutte le fonti, e anche facendo una cernita resta tanto da dire su questo attaccante nato il 14 marzo 1980 a Celano: la città in cui tuttora risiede (svolgendo la professione di contabile, presso la Geavis della famiglia Merolli), assieme ai suoi familiari. Composta dalla moglie Cesarina, sposata dieci anni fa dopo ben quindici di fidanzamento (l’unica donna della sua vita, tiene a precisare) e da due figli: Michela, di otto anni, e Luigi, di cinque.
Sicuramente più movimentata la sua carriera calcistica, iniziata dopo la trafila nelle giovanili dell’Aquilotti Avezzano e del Celano gestito dalla famiglia Piccone, nelle cui file debutta a soli sedici anni in prima squadra, in occasione della sfida di Coppa Italia di Eccellenza disputata contro il Luco dei Marsi: sfida che lo vide, curiosamente, subentrare nel corso del match proprio a suo fratello Felice…
L’anno successivo, al suo primo campionato di Eccellenza da titolare, Nico chiude a quota diciassette gol, alle spalle di un “certo” Fabio Grosso… Seguono le esperienze con le maglie di Civitanovese (CND), Sulmona (Eccellenza), Notaresco (Eccellenza), ancora Celano (Eccellenza e Serie D), Francavilla (Eccellenza), Valle del Giovenco (Eccellenza), Chieti (Promozione ed Eccellenza), Montegranaro (Eccellenza), Civitella Roveto (Promozione), Torrese (Prima categoria), Cerchio (Prima categoria), Sportland Celano (Prima categoria), Collarmele (Seconda categoria) e Marruvium San Benedetto (Seconda categoria).
“Dopo l’esperienza nelle Marche – spiega il diretto interessato – ricevetti una proposta di lavoro a due passi da casa che ovviamente accettai, lasciando il calcio dilettantistico che contava e optando per le categorie minori, nelle quali ho continuato a militare fino al 2020, l’anno funestato dal Covid: fu allora che decisi di ritirarmi definitivamente dalle scene”.
Oltre trecento i gol al suo attivo (la metà dei quali in Eccellenza), in una carriera impreziosita da cinque promozioni (dall’Eccellenza alla Serie D con Celano, Valle del Giovenco e Chieti, dalla Promozione all’Eccellenza col Chieti, dalla Prima categoria alla Promozione col Cerchio), una Coppa Italia di Eccellenza (Celano) e una Coppa Mancini (Chieti), in aggiunta ad alcuni titoli di capocannoniere.
A tal proposito, una citazione a parte merita quello vinto in Eccellenza nella stagione 2001/2002 a Notaresco, con ventisette reti all’attivo (suo primato personale di marcature): appena due in meno rispetto al record assoluto dalla categoria, tuttora detenuto dal terzetto composto da Mateus Ribeiro Dos Santos, Hernan Rodolfo Molinari e Armando Iaboni.
“Cosa di cui vado fiero – sottolinea Fidanza – per più di un motivo: perché per oltre dieci anni sono stato io il miglior realizzatore assoluto, perché a oggi sono ancora il primo tra i bomber abruzzesi e poi perché quella fu un’annata bellissima, alla quale vanno aggiunti i tre gol segnati nei play off regionali e nazionali, con l’unica pecca del sogno della Serie D, svanito a pochi minuti dalla fine in occasione della decisiva sfida disputata in Umbria contro il Deruta…”.
Una stagione non facile, essendo coincisa con l’addio, a livello gestionale, dei fratelli D’Alessandro…
“Per fortuna in rossoblù rimase un ds della competenza di Roberto Fedele, che pur attuando una mini rivoluzione, mise egualmente su un’ottima squadra, resa ancor più competitiva da due innesti del calibro di Franco Marcheggiani e Fabio Tiberi (con i quali mantiene tuttora buoni rapporti, ndr), il che ci permise di tener testa ad autentiche corazzate quali Francavilla, Rosetana (poi promossa in D, ndr), Celano e Avezzano, queste ultime due battute però ai play off. E un ruolo altrettanto fondamentale, in tal senso, lo ricoprì Felice Mancini: l’allenatore più bravo col quale abbia mai lavorato”.
Particolare curioso: a decidere la fase regionale play off, disputata come detto col Celano, proprietaria del suo cartellino, fu proprio una rete di Fidanza…
Qualche aneddoto di quella fantastica annata?
“Ce ne sarebbero tanti, ma il più simpatico è sicuramente quello relativo alla partita di ritorno con la Rosetana, cui sarebbe bastato un punto per festeggiare la promozione in D, tant’è che avevano già preparato i festeggiamenti, con maglia celebrativa, festoni e porchetta finale. E invece, dopo essere passati in vantaggio con una rete, non ricordo bene se di Di Biagio o Di Giuseppe, nella ripresa una mia doppietta costò loro i tre punti e il conseguente rinvio della festa promozione”.
Gli attaccanti ai quali contese, in quella stagione, il titolo di capocannoniere?
“Anche lì avrei l’imbarazzo della scelta: dai già citati Di Biagio e Di Giuseppe ai fratelli Danilo e Vincenzo Aureli del Celano, proseguendo col sulmonese Bonomo, l’avezzanese Contestabile, con Pagano dell’Ortona e Damiani del Francavilla, tutta gente fortissima sotto porta”.
E i difensori che invece, più di altri, le hanno dato filo da torcere?
“Ne cito quattro: Marinilli del Celano, Morgante dell’Avezzano, Grillo della Rosetana e Di Febo del Lauretum”.
Sempre restando in tema, la sua specialità erano i calci piazzati…
“Verissimo, tant’è che dei trecento e passa gol segnati in carriera, più di un centinaio sono scaturiti da punizioni o rigori”.
E tutti calciati col suo “magico” sinistro, anche se Fidanza, attaccante di statura non elevata ma rapidissimo e potente, se la cavava discretamente anche col destro.
Altra curiosità, anzi due: il gol in assoluto più bello e quello più importante…
“Di veramente belli ne cito due: uno col Celano segnato (contro il Notaresco, ndr) partendo da centrocampo, e uno col Notaresco siglato (contro il Castelnuovo, ndr) proprio allo scadere piazzando il pallone sul secondo palo dopo aver saltato due difensori. Quanto a quelli importanti, mi piace ricordare la mia prima tripletta, segnata a 17 anni con la maglia del Celano, anche perché fu l’ultima volta che mio padre Luigi (venuto successivamente a mancare, ndr) mi vide giocare e poi quello messo a segno su punizione, e sempre con la maglia del Celano, ai danni del Lauretum: gol che ci permise di riprenderli in classifica per poi superarli e vincere il campionato”.
I suoi rapporti con dirigenti, allenatore e i compagni di squadra di quel Notaresco?
“Tuttora buoni, anche grazie a un gruppo costituito su Whatsapp. Mi sento spesso con Fabio Tiberi, col mister Mancini e col ds Fedele, senza contare che ci siamo rivisti ultimamente, un paio di anni fa, in occasione del centenario del club rossoblù, celebrato nel 2023″.
Il legame più importante, in ambito calcistico?
“Per mia fortuna ero uno che sapeva farsi voler bene, per cui ne avrei tanti da nominare, ma restringendo il campo cito su tutti, Mancini, Assetta e Cifaldi, tra gli allenatori, Marinilli, Tiberi, Partemi, Campagna e Ferreira, tra i compagni di squadra, mentre una menzione particolare spetta di diritto a Guglielmo Ferrante, l’allenatore che nella stagione 1997/1998 mi fece esordire in Eccellenza a soli diciassette anni. Fu il primo a credere in me, al punto da preferirmi ad attaccanti assai più esperti e navigati del sottoscritto, cosa per la quale non smetterò mai di ringraziarlo”.
La società e la città in cui si è trovato meglio?
“Escludendo per ovvie ragioni la mia Celano e l’incredibile soddisfazione provata nel vincere un campionato davanti ai miei amici e famigliari, un posto speciale nel mio cuore ce l’hanno anche Chieti, con le due promozioni conquistate davanti a circa tre-quattromila persone, il Francavilla di mister Ciannavei e, naturalmente, Notaresco”.
Si occupa ancora attivamente di calcio?
“Sì e lo faccio allenando i bambini ad Avezzano, cosa che mi riempie di gioia dato che amo stare con loro”.
Segue l’attuale campionato di Eccellenza, e se sì, cosa gliene pare?
“Da sincero appassionato mi tengo sempre aggiornato e mi rendo conto che adesso il calcio è molto più basato sulla parte fisica e atletica: si predilige la forza, la corsa e la statura rispetto a tecnica e qualità”.
Un attaccante di oggi nel quale si rivede?
“Difficile rispondere, perché adesso sono tutti alti come minimo un metro e ottanta e sono spesso fortissimi di testa: l’esatto contrario del sottoscritto”. Così si congeda “l’uragano” Nico Fidanza, non prima però di un’ultima, ma per lui importantissima postilla: “Riflettendoci bene – conclude, con sincera partecipazione – il gol più bello ed emozionante della mia vita è un altro, ed è rappresentato dal momento in cui ho chiesto a Cesarina di sposarmi…”.
Chapeau.
di Stefano De Cristofaro
L.N.D. Comitato Regionale Abruzzo