Ha lasciato il calcio attivo già da qualche anno, ma in tanti si ricordano di lui: il patron del Paterno Angelo Di Gregorio.
E sono quasi sempre ricordi carichi di nostalgia, per chi da quelle parti ha vissuto momenti impensabili prima del suo arrivo, ma anche di grande affetto. Peraltro trasversale, visti i suoi modi signorili: mai una parola fuori posto, anche quando, magari, le circostanze lo richiedevano.
Insomma, il classico presidente gentiluomo: figura sempre più rara nel calcio di oggi, come in quello di ieri.
Inutile dire come abbia accolto l’invito a questa sorta di ritorno al passato: con il consueto garbo e la massima disponibilità: sua e del proprio genero Giampaolo Di Cicco, che in quel Paterno ebbe modo di ricoprire ruoli operativi, rivestendo la carica di direttore generale.
Titolare di un’azienda a conduzione famigliare operante nel settore dell’ortopedia sanitaria, gestita assieme alla moglie Stefania e alle sue tre figlie Lucia, Isabella e Stella, Angelo Di Gregorio è ben radicato nel territorio, con ben quattro punti vendita specializzati: due ad Avezzano, uno a Tagliacozzo e uno a L’Aquila.
Ad Avezzano dispone inoltre di un’officina ortopedica specializzata nella produzione su misura di scarpe ortopediche, busti, protesi e plantari, ed è titolare dell’omonima Farmacia Di Gregorio, anche se il suo ruolo più impegnativo, al momento, è quello di “nonno”, avendo ben sei nipoti da seguire.
Calcisticamente, invece, la sua storia inizia nel 2005, come dirigente di società, impegnate però in realtà minori.
Fino al 2008 quando, dopo aver assunto la carica di presidente inizia l’ascesa verticale del Paterno, che nel giro di poche stagioni porta dalla Seconda categoria all’Eccellenza.
Sono anni ricchi di soddisfazioni: soprattutto quelli che vedono le sue squadre contendere la promozione in serie D a club ben più blasonati e importanti.
“Ricordi indelebili – sottolinea lo stesso Angelo Di Gregorio – come lo sono del resto stati tutti gli anni trascorsi nel calcio. Perché mi hanno dato la possibilità di conoscere e visitare tante realtà, piccole e grandi, della nostra regione, così come di incontrare altrettante persone, con le quali ho avuto modo di instaurare rapporti di amicizia e di reciproco rispetto”.
Restringendo però il campo alle sole annate di Eccellenza, quale rammenta con maggiore nostalgia?
“Non ce n’è una sola, e non ne farei nemmeno una questione di categorie. Non a caso, tra i miei ricordi più cari un posto speciale ce l’ha la stagione 2013/2014: quella in cui vincemmo il campionato di Promozione battendo la Torrese nella finale play off disputata a Notaresco.
Quanto all’Eccellenza, altrettanto memorabile fu il nostro primo campionato nella massima categoria regionale. Quello cioè che da matricola assoluta ci vide contendere sino all’ultimo la promozione diretta in serie D alla corazzata Avezzano. Promozione sfuggitaci di mano nei momenti conclusivi dell’ultima giornata, complice una punizione vincente, arrivata proprio nei minuti di recupero da parte di Michele Bisegna, la cui prodezza regalò la vittoria del match ai biancoverdi, e con essa il conseguente approdo nella categoria superiore, col mio Paterno secondo, a un solo punto di distanza dalla vetta”.
Stesso clichè nella stagione successiva, chiusa di nuovo al secondo posto, e sempre a una lunghezza dalla capolista Pro Vasto, mentre il biennio successivo, 2016/2017 e 2017/2018, vedrà i nerazzurri protagonisti di altrettanti terzi posti: dietro a Nerostellati e Martinsicuro, nel primo caso, e a Real Giulianova e Chieti, nel secondo.
L’altro fiore all’occhiello ha invece una data ben precisa: quella dell’8 febbraio 2017, il giorno in cui il Paterno solleva il primo trofeo della gestione Di Gregorio (e con Alessandro Lucarelli in panchina) aggiudicandosi la decisiva finale della Coppa Italia di Eccellenza, vinta sul neutro di Ortona e a spese del Martinsicuro, battuto ai tempi supplementari dal decisivo gol di Leccese.
“Un’avventura bellissima – rammenta il patron del Paterno – proseguita poi con la successiva fase nazionale, che ci vide superare i primi due turni, a cominciare da quello giocato contro i molisani del Macchia: 4-1 casalingo all’andata (grazie ai gol di Aquino, Puglia e Leccese, quest’ultimo autore di una doppietta, ndr) e successivo 0-0 nel return-match disputato a Isernia, che ci regalò il passaggio ai quarti e il conseguente doppio confronto con i sardi del Tortolì. A loro volta eliminati a seguito del 4-4 in trasferta (a segno Aquino, tre volte, e Scatena, una, ndr), cui fece poi seguito il 3-1 interno frutto dei gol di Di Ruocco, Aquino e Vitale“.
Un cammino fantastico, interrottosi purtroppo sul più bello, ovvero a un passo dalla finale: opposti infatti in semifinale ai siciliani del Troina, i nerazzurri perderanno di misura (0-1) la sfida di andata, giocata tra le mura amiche, per poi strappare un pari (1-1 il punteggio, grazie alla rete di Di Ruocco) che non eviterà però loro l’eliminazione dalla Coppa.
“Un’amarezza – sottolinea Di Gregorio – che non cancellerà però la bellezza di quel percorso, tanto inedito, per noi, quanto entusiasmante, come del resto sono stati quasi tutti i nostri campionati di vertice. Evidentemente era destino, di dover rimanere nel nostro amato campionato di Eccellenza, ma va bene così, tant’è che, se avessi la possibilità di tornare indietro, rifarei le stesse, identiche scelte di allora”.
Tra le tante persone con le quali, a Paterno, ha avuto modo di lavorare, quali ricorda con maggior piacere?
“Innanzitutto gli allenatori. Tutti: da Salvatore Mercogliano a Piero Di Paolo, passando per i vari Fabio Iodice, Alessandro Lucarelli, Tonino Torti e Michele Scatena. Da ognuno di loro, infatti, ho appreso qualcosa, ricevendo tanto, sia dal punto di vista umano che sportivo. E lo stesso dicasi per i giocatori, assai più numerosi, per cui sarebbe impossibile citarli tutti. Tra i tanti però desidero ricordarne, con particolare affetto, due, ovvero Luca Campanile e Giuseppe Giglio, che hanno davvero rappresentato molto per la nostra squadra”.
E invece, tra i suoi colleghi presidenti, con chi ha legato maggiormente?
“Li ricordo tutti con grande affetto, perché solo chi ha vissuto personalmente certe realtà e situazioni è in grado di comprendere appieno i sacrifici necessari a portare avanti una macchina organizzativa a livello regionale, tanto impegnativa, quanto dispendiosa.
Un nome però voglio farlo ed è quello dell’attuale presidente del Pineto Silvio Brocco, un amico personale ma soprattutto un uomo dalle straordinarie doti umane e di una gentilezza fuori dal comune”.
Nel calcio dilettantistico abruzzese è ricordato, oltre che per i risultati, per i modi gentili e la sua pacatezza, anche quando c’era qualcosa di cui lamentarsi. Le fa piacere questa etichetta?
“Molto, essendo questa l’unica cosa che conta, ovvero restare nel cuore della gente che ha avuto modo di conoscermi per i miei comportamenti, più che per i risultati della mia squadra”.
Quando e per quale motivo è maturata la scelta di lasciare il calcio attivo?
“Una decisione non facile che mi è pesata tantissimo. A un certo punto però, dovendo affrontare investimenti aziendali di una certa importanza, come la costruzione di una farmacia di grandi dimensioni, era necessario concentrare ogni nostra energia nella crescita e nell’ampliamento dell’azienda di famiglia”.
Mai avuto rimpianti e, di conseguenza, avvertito la voglia di tornare in questo mondo?
“Al calcio ho dato tanto e altrettanto ho ricevuto, ma non ho mai avuto la nostalgia di tornare, anche se continuo a seguirlo con grande attenzione, tenendomi aggiornato la domenica sera, in tv, e ogni lunedì mattina, grazie ai resoconti del quotidiano Il Centro”.
Un’ultima curiosità: in Terza categoria partecipa la Pro Paterno Calcio, che sta facendo ottime cose nel girone B aquilano. Ha per caso qualche ruolo interno a questa società?
“Assolutamente no, anche se li seguo con altrettanto interesse andando, quando posso, a vederli dal vivo. Sono tutti ragazzi di Paterno, che con grande coraggio ed entusiasmo hanno rimesso in piedi una squadra, ridando così vita sia alla parte calcistica del paese, sia alle sue strutture sportive. Motivi per cui auguro loro tutto il bene possibile”.
È proprio vero: “signori si nasce”…
di Stefano De Cristofaro
L.N.D. Comitato Regionale Abruzzo