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AMARCORD puntata n.10 – RINALDO CIFALDI

di Stefano De Cristofaro

A volte ritornano… L’ultima apparizione di Rinaldo Cifaldi su una panchina di Eccellenza è datata nel tempo avendo egli preferito, negli ultimi anni, dedicarsi ai giovani.

«Una scelta ponderata» – fa sapere il tecnico teramano – «legata ai miei concomitanti impegni di lavoro (è un insegnante di educazione fisica, ndr) ma non solo…».

Si spieghi meglio… «Dopo aver guidato L’Aquila, fui chiamato dal Teramo, alla cui guida societaria c’era il presidente Campitelli. I biancorossi all’epoca militavano in serie D e ricordo che in quella stagione la mia squadra guidò la classifica del girone sin dalle prime battute.

A dieci turni dalla conclusione eravamo ancora in testa ma dopo una sconfitta patita a Recanati, il presidente decise di esonerarmi, per poi conquistare un solo punto nelle successive cinque gare.

Di qui l’idea di richiamarmi, con la squadra nel frattempo scivolata al terzo posto. Accettai e nelle successive e ultime cinque giornate riuscimmo a totalizzare tredici punti su quindici scavalcando il Rimini, secondo, ma non la capolista Santarcangelo, che chiuse la regular season con una sola lunghezza di vantaggio su di noi».

Svelato l’arcano resta però da spiegare come mai, a distanza di oltre un decennio, abbia deciso di tornare in pista, a livello di prima squadra.

«Anche qui il motivo è assai semplice: un anno fa ho cambiato scuola decidendo al contempo di lasciare il Teramo, nel cui settore giovanile mi sono trovato molto bene, in questi anni.

Contestualmente, è arrivata questa proposta da parte del Pontevomano, e a convincermi sono stati principalmente due fattori: l’estrema serietà della dirigenza e il fatto di dover allenare una squadra ricca di giovani.

Quella della società giallonera, a dire il vero, non è stata l’unica offerta ricevuta l’estate scorsa (un paio addirittura dalla Lega Pro, ndc), ma oltre alle ragioni sopra esposte, a pesare c’era comunque l’esigenza di trovare una soluzione in grado di conciliarsi anche con i miei impegni scolastici».

Scelta comunque azzeccatissima, alla luce del campionato svolto dal Pontevomano, piazzatosi a ridosso delle primissime e davanti a tante altre realtà ben più importanti.

Del resto, con un pizzico di fortuna in più, il piazzamento finale sarebbe potuto essere assai migliore del sesto, col quale si è poi chiusa la loro regular season: basti pensare che alla vigilia dell’ultima di campionato, i gialloneri erano addirittura terzi, dietro solo a due corazzate quali L’Aquila e Giulianova.

«Credo e spero di aver fatto un buon lavoro» – sottolinea Cifaldi – «agevolato anche dal fatto di avere in organico un folto gruppo di prospetti assai interessanti. Mi riferisco i vari Quaranta, Spinelli, Ragozzo, Faenza, Basilico, Touré, Cimini o ai due Di Stefano».

Dal presente al passato, che è il vero tema di questa rubrica, per evidenziare come Cifaldi, assieme al collega Alessandro Lucarelli, sia l’unico tecnico ad aver vinto tre volte il campionato di Eccellenza.

«Non lo conosco personalmente, ma per lui parlano in maniera eloquente i risultati» – spiega l’allenatore teramano, facendo riferimento ai successi di Lucarelli, impostosi due volte a Chieti e una alla guida dell’Avezzano.

Cifaldi, invece, è stato capace di vincere in tre posti differenti: a Morro d’Oro (stagione 1999/2000), Celano (2002/2003) e Chieti (2007/2008), conquistando (sulla panchina del Celano) anche una Coppa Italia di categoria.

«Esperienze diverse tra loro ma egualmente bellissime: sia per come le ho vissute che, ovviamente, per il modo in cui si sono concluse».

Ha un ricordo per ciascuna di esse? «Più di uno, naturalmente. La promozione ottenuta a Morro d’Oro, ad esempio, fu un’autentica sorpresa, non essendo partiti con l’obiettivo di vincere il campionato. Ci riuscimmo invece al termine di un entusiasmante testa a testa con la favorita della vigilia Celano, e per un centro piccolo come quello teramano fu un’autentica impresa».

Dai tifosi celanesi saprà però farsi perdonare a distanza di poco tempo…

«È vero, avendo poi vinto in un colpo solo campionato e Coppa Italia. Il naturale epilogo di una stagione nella quale mi fu messa a disposizione una vera e propria corazzata. Basti pensare solo ad atleti del calibro di Gabriele, Ferreira, Zanon, Danilo Aureli, Peppe De Amicis, Contestabile e Nico Fidanza

Tutta gente di spessore su cui l’ambiziosa dirigenza celanese aveva deciso di puntare, stanca di collezionare secondi posti».

Infine Chieti, a chiudere un indimenticabile trittico di successi: «Anche lì» – si schernisce con l’abituale modestia Cifaldi, «mi fu affidata una signora squadra, con cui centrammo al primo colpo la promozione, davanti al Casoli, che raggiunse anch’esso la serie D tramite i play off nazionali».

Ma non è tutto perché il professore teramano ebbe modo di sfiorarne anche una quarta, di promozione… «Verissimo» – conferma – «Accadde sulla panchina del Notaresco, che mi affidò la squadra, all’epoca ottava in classifica, a novembre, ovvero a campionato in corso».

Sotto la sua guida i rossoblù risalirono la china chiudendo la stagione regolare al quarto posto, dietro a Cologna Paese (promosso in serie D), San Nicolò e Miglianico.

«Sulle ali dell’entusiasmo, per aver raggiunto i play off» – rammenta a distanza di anni – «ci togliemmo anche lo sfizio di vincerli, con tre successi su tre, guadagnando così l’accesso alla successiva fase nazionale, dalla quale fummo eliminati dopo la doppia sfida con il Frascati».

Nel suo ricchissimo curriculum figurano anche la disputa dei play nazionali di Eccellenza alla guida dell’Aquila e quella in serie D col Celano, persa solo nella finale play off con la Val di Sangro.

Tornando invece al trittico di promozioni già ampiamente descritto, ha qualche episodio particolare da svelare?

«Ne cito due, il primo dei quali relativo al successo ottenuto sulla panchina del Chieti, bello e al tempo stesso stressante, essendo stato raggiunto proprio in extremis, come detto ai danni del Casoli.

L’altro riguarda invece la stagione celanese, e in particolare il successo per 3-0 ottenuto ai danni dei “cugini” dell’Avezzano. Battendoli infatti li scavalcammo in classifica dando vita ad una vera e propria cavalcata trionfale, in un campionato nel quale mi piace ricordare un altro avversario di spessore: il Francavilla dell’allora patron Antonio Ricca, sotto la cui gestione c’erano atleti del calibro di Damiani, un lusso per la categoria, o come gli ex pescaresi Massara (attuale ds del Milan, ndr) e Pagano».

L’ultimissima domanda verte sul futuro. Dove si vede il prossimo anno? «È presto per dirlo» – conclude Rinaldo Cifaldi – «nel senso che devo ancora sedermi a tavolino con la dirigenza giallonera. A breve ci sarà la cena celebrativa della stagione e magari in quella occasione si potrebbero gettare le basi per un discorso, da approfondire poi in altra sede.

A Pontevomano, come detto, mi sono trovato più che bene ma molto dipenderà da quelli che saranno i progetti del club. Vedremo…».