L’ultima apparizione in Eccellenza di Daniele Fanì risale a una decina d’anni fa quando, nella stagione 2016/2017, gli fu affidata la guida tecnica della neopromossa Virtus Teramo. Di lì in poi, solo campionati di Promozione, tra Marche e Abruzzo. Una categoria che sta comunque stretta al sessantaquattrenne trainer nato ad Alba Adriatica (Te), città in cui tuttora risiede, assieme alla moglie Anna, sposata trentatrè anni fa.
A dirlo è il curriculum vitae di chi, pur svolgendo da anni un altro lavoro (in ambito alberghiero), è a tutti gli effetti un allenatore professionista, avendo a suo tempo conseguito sia il diploma Uefa B (a Teramo, il 21 marzo 1989), che quello A (a Coverciano, il 16 luglio 2010), la qual cosa gli consentirebbe di sedere su una panchina di Lega Pro o di ricoprire il ruolo di vice in Serie B o A.
L’altra conferma, altrettanto autorevole, arriva dal suo palmares personale, che alla voce “titoli vinti” annovera ben quattro promozioni: due dall’Eccellenza alla Serie D e altrettante dalla Promozione all’Eccellenza, senza dimenticare le due Coppe Italia di Eccellenza conquistate e, sempre in Eccellenza, le quattro partecipazioni ai play off.
Una carriera, la sua, iniziata a metà anni Ottanta nei settori giovanili di Tortoreto Alto e Alba Adriatica.
“A soli ventiquattro anni” – sottolinea il diretto interessato, avendo deciso di abbandonare presto quella, pur promettente, da calciatore.
Per motivi che lui stesso spiega così: “Giocavo da mezzapunta e dopo essermi fatto le ossa nelle giovanili della Sambenedettese, ultimata la consueta trafila, a vent’anni debuttai in prima squadra, che all’epoca militava in Serie C. Esperienza fugace avendo preferito andar via per questioni personali. Le stesse che, dopo una stagione disputata con la maglia dell’Atri, in Promozione (l’attuale Eccellenza, nda), mi spinsero a passare dal campo alla panchina”.
Scelta felice, la sua, visti i risultati collezionati dal 1991 a oggi (tra Serie D, Eccellenza e Promozione), guidando, nell’ordine, le seguenti squadre: Alba Adriatica, Atessa, Mosciano, Celano, Rosetana, Notaresco, Pianella, Civitanovese, Cologna Paese, Martinsicuro, Elpidiense, Torrese, Virtus Teramo, Trodica Morrovalle, Atletico Azzurra Colli, Villa Mattoni, Sant’Omero e, dal febbraio scorso, Favale 1980, per un totale di trentacinque anni di più che onorata carriera.
Impreziosita, come detto, dai due campionati di Eccellenza vinti: traguardo peraltro condiviso con altri cinque colleghi: da Tonino Impullitti a Donato Anzivino, passando per Attilio Piccioni, Massimo Epifani e Roberto Cappellacci.
“Tutti tecnici di prim’ordine – commenta Fanì – dei quali ho grande stima, a cominciare da mister Impullitti, che considero un precursore della categoria, mentre nei confronti di Donato (Anzivino, nda) nutro un’ammirazione doppia: dal punto di vista professionale e umano”.
Soffermando l’attenzione alle due promozioni in Serie D, la prima fu quella centrata alla guida della Rosetana nella stagione 2001/2002.
“Di quell’annata ricordo che eravamo partiti tra i favoriti della vigilia e grazie a una rosa assai competitiva riuscimmo a centrare uno splendido “double” vincendo con tre turni d’anticipo il campionato (precedendo in classifica corazzate del calibro di Francavilla, Nuova Avezzano, Notaresco e Celano, nda) e pure la Coppa Italia di categoria, con un 4-4-2 in cui un ruolo fondamentale lo ricoprirono gli esterni d’attacco”.
E cosa rammenta della seconda promozione, ottenuta tra il 2006 e il 2007 sulla panchina del Cologna Paese?
“Quella fu sicuramente più sofferta, dato che nessuno ci aveva inserito nella lista delle probabili candidate alla vittoria finale. Che invece ottenemmo (ricorrendo ad un 4-2-3-1 col bomber Di Biagio come punta centrale, nda) al termine di una splendida cavalcata conclusa al primo posto e con un solo punto di vantaggio sul San Nicolò: ottenuto proprio all’ultima giornata contro il Francavilla di mister Giampietro. Mi piace inoltre ricordare anche la stagione 1999/2000 quando, alla guida del Celano, ottenni la mia prima Coppa Italia di Eccellenza, piazzandomi alle spalle del fortissimo Atletico Morro d’Oro targato Rinaldo Cifaldi“.
C’è però un’altra stagione, meno felice per come si concluse, ma ugualmente bellissima, alla quale Fanì tiene in maniera particolare.
“È vero – conferma – ed è quella che vide la mia Alba Adriatica chiudere al primo posto anche la regular season del campionato di Eccellenza 1995/1996. Purtroppo, a differenza delle due successive stagioni appena descritte, in quell’occasione a quota sessantacinque si piazzarono anche Celano e Ortona. Situazione tuttora unica nel suo genere, come lo fu il regolamento, oggettivamente cervellotico, che all’epoca in casi del genere non prevedeva lo spareggio a tre ma l’eliminazione della squadra con la peggiore classifica avulsa. Ovvero dell’Alba, estromessa, per lo stesso motivo, anche dalla possibilità di guadagnare l’accesso alla fase nazionale dei play off…”.
Per la cronaca, quel campionato fu poi vinto dall’Ortona, impostosi per 3-0 nella decisiva finale disputata sul neutro di Teramo.
Qualche aneddoto relativo ai due campionati vinti in Promozione?
“Comincio da quello vissuto ad Alba Adriatica nella stagione 1994/1995 e a me particolarmente caro, essendo stato centrato alla guida di un gruppo di atleti locali con i quali, negli anni precedenti, avevamo lottato per salvarci, ottenendo tale traguardo sempre con un certo anticipo. Ma anche quello di Martinsicuro fu un biennio (a cavallo tra il 2009 e il 2011, nda) fu un biennio memorabile, dato che dopo aver vinto il campionato sfiorammo di un soffio, da matricola, la qualificazione ai play off nel successivo, in Eccellenza”.
Tre, come noto, le esperienze in Serie D, conclusesi sempre con una sostituzione in corso d’opera. Come mai?
“Per capirne le ragioni bisogna contestualizzarle, a partire dalla prima col Mosciano (stagione 1998/1999, nda): in quella circostanza chiudemmo il girone di andata al secondo posto la qual cosa spinse la società, sicura di aver ormai centrato l’obiettivo di partenza, ovvero la salvezza, a smantellare la squadra, creando i presupposti per la successiva debàcle. Ragionando col senno di poi avrei dovuto dimettermi immediatamente, ma la mia poca esperienza mi indusse a restare, per poi rinunciare qualche tempo dopo, ma ci tengo a sottolineare che al momento del mio addio eravamo quattro punti sopra la zona play out, mentre nelle successive dieci giornate, caratterizzate da ben tre avvicendamenti tecnici, la squadra retrocesse. Quanto alle altre due panchine di Serie D, a Roseto (stagione 2002/2003, nda), dove mi era stata affidata una rosa importante, penso di aver fatto il mio dovere, essendo stato mandato via con la squadra seconda, mentre col Cologna Paese (stagione 2008/2009, nda) mi ritrovai a gestire un organico non all’altezza e fui sostuito da mister Tortorici per poi essere richiamato di nuovo, senza però riuscire a evitare la retrocessione”.
Dalle squadre ai singoli….
“Anche a distanza di anni mi sento ancora con parecchi miei ex giocatori, mentre a livello dirigenziale, pur essendomi trovato bene un po’ ovunque, ne cito due su tutti: il compianto presidente della Rosetana Pietro Iaconi, e il patron del Cologna Paese Ferdinando Perletta“.
Avendo allenato, in ambito dilettantistico, sia in Abruzzo che nelle Marche, ha riscontrato differenze significative tra le due regioni, dal punto di vista qualitativo e tattico?
“Quello marchigiano è un calcio un po’ più tecnico e meno agonistico, mentre il discorso tattico è relativo, nel senso che ho variato i miei schemi più in base alle rose a mia disposizione che a seconda di dove ho giocato, passando ad esempio dalla difesa a quattro a quella a tre, o con i cinque dietro, utilizzati soprattutto negli ultimi anni, che mi hanno visto quasi sempre subentrare in corsa, ereditando situazioni di classifica assai complicate.
A proposito però delle Marche, anche lì mi sono tolto qualche soddisfazione, come a Civitanova Marche, piazza importante e con un pubblico eccezionale, che ci vide estromessi dai play off solo a causa della differenza reti.
Altra bella esperienza quella con l’Atletico Azzurra Colli, conclusasi con un ripescaggio in Eccellenza, frutto del secondo posto centrato al termine della fase regolare”.
Soddisfatto del suo percorso di allenatore o ha qualcosa da rimproverarsi?
“Impossibile non avere rimpianti nella vita, e nel calcio in particolare, ma preferisco soffermarmi sulle cose positive. E al netto dei campionati e delle Coppe vinte, mi piace il fatto di aver allenato anche fuori regione e in tutte e quattro le province abruzzesi, come l’essere riuscito a conseguire, nel 2010, il patentino Uefa A a Coverciano per meriti esclusivamente sportivi e non, come a volte capita, su invito diretto”.
Attualmente guida il Favale 1980, in Promozione. I motivi che l’hanno spinto ad accettare la loro offerta?
“Dopo la complicata situazione vissuta, due anni fa, a Sant’Omero, mi ero ripromesso di non subentrare più in corso d’opera, la qual cosa mi spinse, la scorsa stagione, a rifiutare la panchina dell’Alba Adriatica. Scelta della quale mi sono poi pentito, vista l’amara retrocessione dei rossoverdi in Prima categoria: magari se avessi accettato avrei potuto dare una mano a questi colori a me tanto cari. Per questo, due mesi fa, sono tornato sui miei propositi accogliendo la proposta del Favale 1980, al suo terzo avvicendamento tecnico stagionale. Diciamo che mi sono voluto mettere di nuovo in discussione e spero di concludere al meglio l’annata, portando alla salvezza la squadra biancorossa”.
Ha già fissato il termine entro il quale smetterà di allenare?
“Come detto, il fatto che negli ultimi anni sia sempre subentrato, e in situazioni davvero difficili, mi ha portato un po’ a riflettere. Personalmente mi sento ancora in grado di poter ottenere risultati importanti, ma il mercato che mi riguarda non sembra pensarla allo stesso modo, per cui preferisco non fare programmi. Vediamo innanzitutto di concludere al meglio questa stagione per poi decidere con più calma. Non escludo però di concludere il mio percorso professionale lì dove è iniziato, nel lontano 1985, ovvero con i ragazzi. Tornando cioè a lavorare nei settori giovanili o nelle Scuole calcio, dove il mio bagaglio di esperienza potrebbe rivelarsi ancora utile”.
di Stefano De Cristofaro
L.N.D. Comitato Regionale Abruzzo