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STORIE DI CALCIO puntata n.14 – ANDREA RUGGERI

di Stefano De Cristofaro

Costituendo il più delle volte l’eccezione, anziché la regola, ogni episodio di far play merita la copertina. A prescindere: dalla categoria come dal contesto.

Se poi, in conseguenza di ciò arriva una sconfitta, i meriti aumentano in maniera esponenziale, come nel caso in questione. Che il tutto sia avvenuto in una partita del campionato Amatori non sposta di una virgola l’importanza del gesto. Meritevole in egual misura di una citazione.

«È verissimo, anche perché non è certo abituale assistere a comportamenti simili, che hanno stupito, ovviamente in positivo, lo stesso direttore di gara. Il quale, nel segnalarmi l’episodio, si è di nuovo complimentato col suo autore, ripetendo quanto detto in campo, nell’immediatezza del fatto».

A parlare così è Giovanni Berardinetti, responsabile della Delegazione LND di Avezzano, deputata all’organizzazione e alla gestione del campionato amatoriale marsicano, una cui gara è stata appunto teatro del bel gesto.

La sfida in questione, andata in scena lo scorso 11 novembre, vedeva di fronte le formazioni del Paterno e del San Benedetto Venere e si era chiusa col successo per 1-0 degli ospiti. Un successo di misura scaturito da un episodio lì per lì sfuggito all’arbitro, che infatti non aveva considerato valida la rete. A farlo tornare sui suoi passi, in assenza (ci mancherebbe altro…) dei collaboratori di linea come dello stesso VAR, non sono però stati, come spesso accade, i giocatori della squadra andata a segno ma chi, invece, quel gol fantasma lo aveva subito.

Anzi, proprio colui che per ruolo, avrebbe dovuto impedirlo, ovvero il portiere. Che richiamando appunto il “fischietto” di turno, ha sorpreso sia lui che gli altri protagonisti in campo, facendogli presente come, in effetti, il pallone avesse varcato la linea della propria porta.

Risultato? Ospiti in vantaggio di un gol che, come detto, risulterà alla fine decisivo per le sorti del match, dando ulteriore risalto alla sportività del gesto. Che, già di per sé raro, acquista ancor più valore nel momento in cui il punteggio è in bilico e non ampiamente deciso, come spesso accade, in circostanze analoghe.

«Non credo di aver fatto nulla di eccezionale» – si schernisce il diretto interessato, al secolo Andrea Ruggeri.

Nato a Pescina (AQ) nel 1987, l’estremo difensore marsicano ha iniziato la sua breve carriera calcistica proprio nelle giovanili del Pescina, per poi vestire la maglia della Venere Calcio, in Terza categoria.

«Ed è lì che si è conclusa» – sottolinea ridendo – «dato che per concomitanti impegni lavorativi (nelle file dell’Esercito, ndr) mi sono dovuto trasferire a Roma».

Dove trascorre gran parte della settimana, per poi fare ritorno in Abruzzo nei week-end, raggiungendo la sua famiglia, residente ad Avezzano.

«A parte qualche partitella di calcetto tra amici, la mia attività è ristretta ormai ai soli Amatori (l’anno scorso con l’Aielli, da questo a Paterno, ndr), coi quali gioco la domenica, per puro divertimento».

In un calcio in cui non si accetta la sconfitta nemmeno in amichevole, il suo gesto rappresenta pur sempre un’eccezione, anziché la regola.

«E’ la prima volta che mi capita una cosa del genere» – la sua replica – «e quando, avendo visto la palla oltrepassare la linea, mi sono reso conto che l’arbitro, evidentemente impallato dai giocatori, non se ne n’era accorto, gli ho fatto presente la cosa. Tutto qui».

Nessuno, della sua squadra, ha avuto nulla da eccepire al riguardo?

«Assolutamente no, ma mi sarei stupito del contrario, visto che quello di divertirsi in maniera sana e sportiva è il principale obiettivo di tutti noi. Assieme, ovviamente, all’immancabile “terzo tempo”…».

Chi c’era della sua famiglia sugli spalti?

«Nessuno, ma anche loro (la moglie e il figlio 14enne, ndr), al pari di tutti gli altri, mi hanno fatto i complimenti».

La gara però l’avete persa, e proprio a causa del gol da lei denunciato…

«Si vede che doveva andare così» – sorride in conclusione Ruggeri, più che mai convinto di aver adottato la scelta più giusta.