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STORIE DI CALCIO puntata n.37 – MARIO DI BERARDINO E GLI ANNI D’ORO DEL CAPPELLE SUL TAVO

Per chi conosce la storia del campionato di Eccellenza, creato a partire dalla stagione 1991/1992, quello di Mario Di Berardino non è un nome che passa inosservato. In tanti se lo ricordano eccome, e non solo per il suo vulcanico carattere.

Di Berardino ha infatti scritto la storia del Cappelle sul Tavo, che sotto la sua gestione ha vissuto i momenti più alti della propria attività calcistica, arrivando a giocare nel più importante campionato della regione: non male per un paese di circa quattromila anime…

“In realtà, a quei tempi gli abitanti sfioravano le duemila unità, il che mi rende ancor più orgoglioso di quello che siamo riusciti a fare, confrontandoci con realtà ben più importanti e blasonate della nostra“.

A parlare così è lo stesso Mario Di Berardino, nato a Montesilvano il 6 luglio 1958 ma residente a Cappelle su Tavo (dove gestisce da anni il Bar Sprint Tabacchi), assieme alla sua famiglia, composta dalla moglie Anna e da due figlie che gli hanno regalato ben dieci nipoti: quasi un’intera squadra di calcio!

Uno di loro, Ismaele – sottolinea con legittima fierezza il pluri-nonno – gioca in Promozione, nelle file della Vis Pescara ed è un “figlio d’arte”, dato che suo padre, Guido Di Nicola, è un ex calciatore con importanti trascorsi in Serie D ed Eccellenza“.

Anche lui, in verità, prima di assumere ruoli dirigenziali ha avuto modo di calcare i campi di gioco, sia a livelli inferiori: “La mia carriera – svela Di Berardinoche mi vide all’epoca vestire proprio la maglia del Cappelle sul Tavo, in Seconda categoria, durò però pochissimo, complice la morte di mio padre e la conseguente necessità di dover prendere in mano le redini del bar“.

Da dirigente, invece, la sua carriera nasce nel lontano 1986, essendo egli stesso tra i fondatori (col ruolo di vice presidente) del Cappelle ’86.

Di lì a poco – rammenta Marioci fu la fusione con l’ASD Cappelle sul Tavo, che all’epoca militava in Prima categoria e mi venne assegnata la carica di presidente“.

Il resto è storia: due campionati vinti, in Prima categoria e Promozione, con conseguente e inedito approdo, nel 1994, nella neonata Eccellenza. Campionato nel quale il Cappelle rimase per ben sette anni di fila (dal ’94 al 2001), togliendosi delle belle soddisfazioni.

Una gestione unica e irripetibile, se è vero che da allora, il sodalizio biancorosso ha continuato la propria attività militando, con alterne fortune, sempre in campionati inferiori.

In Eccellenza ci sono tornato, ma da direttore sportivo del Montesilvano Calcio, nel 2002 e fino al 2004. Quanto agli anni trascorsi alla guida del Cappelle, di quel periodo ho solo ricordi bellissimi: un po’ perché il livello calcistico era assai più alto, e un po’ perché, essendo giovane e avendo il calcio nel sangue, anche il dover lottare quasi sempre per la permanenza nella categoria, mi sembrava comunque un privilegio, viste le esigue dimensioni di una realtà come la nostra“.

Con un’unica, ma splendida eccezione, costituita dal quinto posto centrato nella stagione ’95/’96…

Ricordo che ci allenava Raffaele Di Zio, ed avevamo messo su davvero un bel gruppo, all’interno del quale spiccavano figure quali Maurizio Santarelli e Vitaliano Di Zio. Tra i ricordi in assoluto più belli, di quegli anni, un posto speciale ce l’hanno sicuramente, e per ovvie ragioni, le vittorie ottenute (entrambe nella stagione ’94/’95, ndr) sui campi di Lanciano e L’Aquila: qualcosa di fantastico, se si considera il blasone di quelle due piazze.

Ma ho bei ricordi anche del periodo vissuto a Montesilvano, con mister Vincenzo Zucchini e atleti del calibro di Ricki Massara (l’attuale direttore sportivo della Roma, ndr) e Andrea Camplone. In quella squadra giocava anche mio genero, Guido Di Nicola, all’epoca insignito del titolo di miglior calciatore dell’Eccellenza“.

Avrà intessuto tanti legami importanti, negli anni della sua presidenza…

Ovviamente. Tra gli allenatori ce n’è uno, in particolare: il già citato Raffaele Di Zio, col quale ho vinto due campionati, mentre tra i giocatori preferisco non fare nomi, dato che sono rimasto legato a tutti e con molti di loro mi sento ancora e spesso.

Invece, tra i presidenti vedo spesso Sergio Buccella, ex Pianella, e Luciano De Simone, ex Penne, e conto a breve di andare a trovare l’attuale patron del Pianella 2012 Sergio Di Leonardo. Quanto agli altri, coi quali mi sono sfidato in quegli anni, molti di loro ho avuto il piacere di rincontrarli in occasione delle cene organizzate dall’amico Ferdinando Perletta, ex presidente del Cologna Calcio“.

In tanti la ricordano anche per il suo carattere un po’ irascibile. Soprattutto in occasione delle riunioni di Lega, quando era tra i pochi, a prendere la parola per denunciare cosa secondo lei non andava bene. Tutto vero o la stampa tendeva a esagerare?

Non ho difficoltà ad ammettere di essere uno a cui succedeva spesso di perdere la pazienza, ma le mie arrabbiature erano quasi sempre a fin di bene. E a dire il vero mi capita tuttora di arrabbiarmi durante le partite, ma nelle vesti di tifoso, essendo un grandissimo e appassionato sostenitore dell’Inter“.

Cosa pensa del calcio dilettantistico attuale: è migliore o peggiore di quello che ha avuto modo di vivere in prima persona?

Come detto lo reputo sicuramente inferiore a quello dei miei tempi“.

Ha ugualmente continuato a seguirlo, in questi anni?

Certo e probabilmente più di prima, anche se mi informo soprattutto attraverso i giornali. Ogni tanto però – conclude Mario Di Berardinoqualche partita vado a vederla, appena ho un po’ di tempo libero“.

di Stefano De Cristofaro