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STORIE DI CALCIO puntata n.38 – LA PRIMA SINFONIA DI MISTER ANDREA PIERANTONI

Trentasei anni il prossimo 30 agosto, Andrea Pierantoni è, anagrafe alla mano, uno dei più giovani ad aver vinto, dalla panchina, un campionato di Eccellenza.

Il suo collega Francesco Del Zotti, classe ’92, ci era riuscito un anno fa col Castelnuovo, ma tramite play off e non in maniera diretta.

Niente male, insomma, per un tecnico alla sua terza esperienza assoluta nelle vesti di primo allenatore, dopo quelle vissuta nel 2023 alla guida del Casale, in Serie D, e la stagione scorsa come allenatore della RC Angolana, in Eccellenza.

Non ero a conoscenza di questa cosa dell’età – sottolinea il diretto interessato – che mi fa ovviamente un piacere enorme e mi riempie d’orgoglio. Del resto, da quando ho assunto il ruolo di primo allenatore, ho sempre pensato che per ambire a salire di categoria, diventando un domani ad allenare tra i Professionisti e col sogno, comune un po’ a tutti, di arrivare magari ad allenare in serie A, avrei dovuto necessariamente vincere dei campionati. Ovviamente serve anche altro, e se quest’anno è andato tutto per il verso giusto è perché la società, il direttore sportivo e i giocatori del Lanciano FC hanno reso possibile una simile impresa“.

E riguardo invece alle due panchine precedenti?

Sono state entrambe delle esperienze non esaltanti, ma non per questo meno formative. Avevo appena terminato il corso UEFA A a Coverciano (con conseguente qualifica di allenatore professionista di 2a categoria, ndr) quando, tramite un amico, fui contattato dal presidente del Casale, la cui squadra era sull’orlo del fallimento, tant’è che oltre ad allenarsi solo un paio di volte alla settimana, nelle ultime quattordici partite disputate era scesa in campo con la Juniores.

Si trattava, in pratica, di guidare una formazione già retrocessa ma alla fine, superato qualche comprensibile tentennamento, decisi di accettare, con un unico obiettivo nella mente: mettere in pratica le mie idee, testarmi e lavorare sul campo, per acquisire esperienza e, magari, farmi notare.

Perdemmo quasi tutte le partite, tranne le ultime due, per cui mi piace pensare che il lavoro svolto, sia pur alla fine, stava iniziando a dare i propri frutti…“.

Un anno fa, invece, il debutto su una panchina abruzzese: quella della RC Angolana. Esperienza durata poco però. È riuscito a darsene una spiegazione e pensa di avere qualcosa da rimproverarsi?

Ci ho pensato tanto nel periodo successivo al mio esonero, essendo per abitudine molto autocritico.

Non credo però di aver commesso errori gravi, se è vero che la squadra è stata per sedici giornate prima in classifica, per poi scivolare, dopo un pareggio all’ultima di andata, al secondo posto: a -2 dalla capolista ma con un intero girone di ritorno da giocare. Quanto ai motivi, personalmente non li conosco: andrebbero chiesti a chi prese quella decisione…“.

Ortonese di nascita, Pierantoni ha avuto una breve carriera da calciatore (centrocampista, il suo ruolo), essendosi ritirato a soli ventiquattro anni di età e dopo aver vestito le maglie di Guardiagrele, Tre Ville, Torricella Peligna e Orsogna, tra Eccellenza e Prima categoria.

Quanto al suo curriculum da allenatore, dopo un proficuo tirocinio nel Brescia (serie B) allenato da Roberto Boscaglia, la sua carriera prende il via in ambito giovanile: prima alla guida dell’Under 14 Pro dello stesso Brescia, e poi a quella dell’Under 17 di serie C della Sambenedettese. Club nel quale assumerà, per un biennio, il ruolo di vice allenatore della Prima squadra, in Lega Pro, guidata dall’ex juventino Paolo Montero, per poi fare il secondo di Maurizio Lauro, trainer del Mantova, sempre in Lega Pro.

Con entrambi – svela l’attuale mister del Lanciano FC – ho conservato buoni rapporti e non smetterò mai di ringraziarli.

Boscaglia lo considero una sorta di padre calcistico putativo. Mi ha permesso di entrare in questo mondo, rispondendo a tutte le mie domande e alle mie curiosità su questo mestiere, nonostante, da questo punto di vista fossi un vero e proprio martello! Con lui avevo un confronto diretto e pressocché continuo, che mi ha permesso di crescere tantissimo.

 Con Montero invece rapporti e insegnamenti sono stati diversi ma ugualmente preziosissimi, e anche lui avrà sempre un posto speciale nel mio cuore. Abbiamo condiviso tanto, e passato mille avventure, dando vita a un rapporto forte, sano e sincero. Gli devo molto, avendo di fatto preso con sè un ventinovenne sconosciuto, proveniente dalle giovanili e avendogli permesso di diventare dapprima un suo collaboratore e poi, a tutti gli effetti, il proprio vice. Mi ha lasciato lavorare tanto, dandomi grande fiducia: sia in campo che fuori. Mi faceva preparare gli allenamenti, curare la tattica, parlare con i giocatori, anche se poi, ovviamente le decisioni finali spettavano a lui. L’insegnante ideale, insomma, per un collega alle “prime armi…”.

Tornando al presente o, per meglio dire, al recente passato, dopo l’esonero patito a Città Sant’Angelo, ha ricevuto altre offerte, prima di quella del Lanciano FC?

Si, qualche contatto più o meno concreto, che mi ha però convinto ad aspettare, stando fermo quasi un anno, l’occasione giusta. Che fortunatamente è arrivata a stagione appena iniziata. Un’opportunità palesatasi dopo un contatto col ds Luca Leone, col quale abbiamo parlato di calcio a 360° anche se io, già dopo soli cinque minuti, avevo capito che potesse essere la scelta giusta, come in effetti è stato“.

Nonostante un debutto non dei migliori: sconfitta all’esordio a San Salvo e, due settimane dopo, a Sant’Egidio alla Vibrata. In quei momenti ha temuto di rivivere la stagione precedente?

Assolutamente no, avendo comunque intravisto, anche in quei frangenti, aspetti positivi sui quali lavorare per migliorare la squadra“.

Intuizione azzeccata, se è vero che dal k.o. in terra vibratiana avete inanellato una serie incredibile di successi. Si aspettava anche un filotto simile?

Più che altro ero consapevole che per raggiungere determinati obiettivi, occorreva mettere assieme un bel po’ di vittorie. Certo, immaginare di infilare ben diciotto risultati utili consecutivi era difficile, ma se ci siamo riusciti è solo grazie a calciatori fantastici come i miei. Professionisti seri e già preparati a vincere, i cui successi via via inanellati ne hanno aumentato ulteriormente consapevolezza e autostima, permettendo loro di arrivare dove poi siamo arrivati“.

Quand’è che ha capito di poter vincere il campionato? C’è stata cioè una partita della svolta, e se sì, qual è stata?

Sembrerà paradossale ma dico la sconfitta patita a Sant’Egidio. Dove giocammo una grande partita, tenendo testa a una squadra che in quel momento era la favorita per la vittoria finale. Quella prova ci diede grande consapevolezza, facendo scattare in noi qualcosa e dando vita a una stagione in continuo crescendo“.

Ha qualche aneddoto curioso o simpatico relativo a una o più gare di quest’anno?

Ce ne sarebbero diversi, essendoci davvero divertiti tanto, nel corso di una stagione bellissima. Ne cito però una. La più recente, ovvero la partita vinta al “Guido Biondi” contro la Fucense Trasacco: quella che ci ha regalato l’anticipata promozione in Serie D. Mancavano cinque minuti alla fine e miei ragazzi della panchina erano tutti in piedi, a saltare e farsi i primi gavettoni. Insomma, erano incontrollabili. L’arbitro si gira verso di me e mi fa “Mister, uno solo in piedi altrimenti devo ammonirla” al che io gli rispondo “Ma ha capito cosa sta succedendo? Come faccio a farli stare seduti!“.

Ebbene, a fine gara il direttore di gara è venuto da me quasi scusandosi, per non aver compreso il momento, essendo concentrato nella conduzione del match. A farla breve, è finita con una bella risata”.

La società le ha già fatto sapere che intende far valere il contratto biennale che vi lega, per cui sarà lei a guidare il Lanciano FC in Serie D. Un bell’impegno…

Li ringrazio della fiducia e sono pronto per questa nuova sfida. Del resto per chi fa questo mestiere, e io ho scelto di svolgerlo a tempo pieno, responsabilità del genere rappresentano la normalità“.

Pensa che l’attuale rosa abbia bisogno di tanti innesti o che vada solo ritoccata?

Col direttore stiamo già parlando su come strutturare il prossimo anno, tenendo presente che in squadra ci sono tanti giocatori provenienti dalla D o da categorie superiori“.

Dopo la promozione avrà sicuramente ricevuto tantissimi messaggi: quello che le ha fatto più piacere?

Il messaggio inviatomi da Filippo Guccione, giocatore attualmente in forza all’Arezzo che avevo allenato a Mantova. Si stava giocando la promozione in Serie B e ciònonostante ha trovato il tempo di pensare a me, la qualcosa mi ha fatto un enorme piacere“.

I suoi genitori la seguono la domenica e sono contenti che lei abbia scelto di fare l’allenatore?

Sì, vengono spesso allo stadio e a loro interessa solo che io stia bene. E dato che il calcio è ciò che mi rende felice, sono contenti per me. Un po’ meno quando perdo, ma per fortuna quest’anno è capitato assai di rado…“.

A chi vuole dedicare questa prima promozione della sua carriera?

Alla mia compagna, Marta Di Ciero. Siamo insieme da dieci anni e con lei ho messo su famiglia, essendo il padre di due splendidi ragazzi: Enea, di quattro anni, e Tobia, che ne compirà due a settembre. Le devo tanto perché mi è sempre stata vicino, sopportandomi e supportandomi in ogni occasione. Solo lei sa quanto sia stato difficile, per me, stare a casa nel periodo d’inattività e per questo, il traguardo raggiunto è tutto per lei, e per quello che ha fatto, non smetterò mai di ringraziarla abbastanza“.

di Stefano De Cristofaro